Il grande fraintendimento

La legge è uguale per tutti. A volte. Dicono che dovrebbe esserlo, ma credo che ci sia un grande fraintendimento.

La legge è uguale per tutti. A volte. Dicono che dovrebbe esserlo, ma credo che ci sia un grande fraintendimento.
Sto parlando della differenza di significato che c’è tra la parole “uguaglianza” ed “equità”. Il confine tra questi due concetti è molto labile, quasi impercettibile. La prima è un presupposto, la seconda è un traguardo.

Se partiamo dal voler utilizzare un metro di valutazione uguale per tutti, o voler fornire a chiunque la stessa cassetta degli attrezzi per affrontare la vita, ci stiamo dimenticando l’incredibile e fortunata varietà da cui la specie umana è caratterizzata. Stiamo riducendo l’umanità ad una frivola ed amorfa massa indistinguibile.
Non esiste un solo essere umano sulla faccia della terra che somigli in tutto e per tutto a qualcun altro. Se due persone appartengono allo stesso ceto sociale o patrimoniale, avranno sfaccettature caratteriali diverse; se condividono una stessa morale o codice etico, potrebbero venire da paesi differenti ed avere etnie diverse; se due studenti frequentano la stessa scuola e hanno gli stessi insegnanti potrebbero avere strategie cognitive e metodi di studio diversi.

Su internet circola una vignetta attinente: ci sono tre ragazzi dietro una staccionata, che guardano una partita di calcio. Tutti e tre sono in piedi su una cassa di legno, per guardare oltre la staccionata e godersi lo spettacolo. Il primo ragazzo è avvantaggiato: è già molto alto e ha tutti i requisiti necessari per poter vedere la partita senza cassa. Il secondo, quello al centro, è più basso e ha bisogno della cassa per riuscire a vedere lo spettacolo. Il terzo a destra, è molto più basso degli altri due, e nonostante il supporto, non arriva a vedere oltre la staccionata. Il primo dei tre può fare a meno della cassa e, offrendola al terzo, permette al ragazzo più basso di raggiungere l’altezza necessaria per vedere la partita.
Credo che questa sia la miglior rappresentazione visiva della differenza che c’è tra questi due principi.

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Mi rendo conto di essere un’idealista e che gestire oltre sessanta milioni di italiani sia ben altra cosa che commentare superficialmente un’ immagine che mi è rimasta impressa da internet.

La nostra costituzione è un capolavoro, scritto da personaggi che hanno segnato la storia d’Italia e che sembrano un lontano miraggio nella frammentata e approssimativa situazione politica attuale.

Non possiamo pensare che i tafferugli degli ultimi mesi sull’integrazione di persone provenienti da paesi diversi dal nostro dipendano da un’inefficienza costituzionale. Faccio fatica ad immaginarmi un futuro di equità in un paese in cui si scoprono italiani a intascarsi contributi mensili per i terremoti di Macerata, Amatrice o l’Aquila, senza esserne residenti; o altri che hanno raccolto vestiti e giocattoli dei terremotati per rivenderli su internet; o altri ancora, che animati da un malsano e depravato intreccio di necrofilia e danarofilia, hanno congelato anziani parenti per riscuotere i soldi della loro pensione.

Per questo credo che l’unico modo che abbiamo per interiorizzare profondamente l’importanza dell’equità, debba essere un lavoro di crescita e maturazione personale di ogni singolo individuo.

In questo senso la scuola gioca un ruolo fondamentale nella formazione umana e valoriale degli Italiani di domani. Qualsiasi sarà il colore della loro pelle, la loro religione, o il loro ceto sociale, è bene che non imparino a memoria la costituzione, ma che capiscano lo spirito e l’intento dei nostri padri costituenti.

In quest’ottica il ruolo dell’insegnante è il fulcro del cambiamento. Bisognerebbe permettere a chi svolge il mestiere più bello del mondo di lavorare in serenità con un trattamento proporzionato alla grande responsabilità che hanno e quindi di avere uno stipendio allineato con gli standard dei paesi evoluti, in cui si tratta di un lavoro ambito, prestigioso e retribuito quasi al pari di un medico.

Perché se diamo per assodato che un medico può salvare una vita, un insegnante può cambiare la vita dei futuri italiani e, un ragazzo dopo l’altro, cambiare un paese. La nostra costituzione e il nostro diritto alla diversità, all’unicità e all’equità sono nelle mani degli insegnanti di tutta Italia.

Edoardo Procacci
Fondatore e CEO de La Scuola Delle Idee

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