Scegli di decidere o decidi di scegliere?

Scelta e decisione spesso vengono confuse e utilizzate come sinonimi, ma hanno un significato profondamente diverso, nascosto all’interno della loro etimologia.

Questo articolo è liberamente ispirato ad un altro bellissimo articolo sulle decisioni del giovane e brillante coach Giuseppe Montanari.

Eccomi di nuovo a parlare di decisioni e scelte in una nuova ottica. L’argomento mi affascina e non posso fare a meno di sviscerarlo ancora.
Scelta e decisione spesso vengono confuse e utilizzate come sinonimi, ma hanno un significato profondamente diverso, nascosto all’interno della loro etimologia.

Spesso ci capita di scegliere, ma poi di non decidere veramente: ovvero anche se tutte e due le parole richiamano etimologicamente alla separazione, in realtà la prima risulta più statica e la seconda più dinamica. E come se una fosse il sostantivo e l’altra il verbo: in poche parole decidere è l’azione della scelta!

scégliere (ant. e poet. scérre) v. tr. [lat. *exelĭgĕre, comp. di ex- e elĭgĕre «scegliere» (v. eleggere)] (io scélgo [ant. o pop. scéglio], tu scégli, ecc.; pass. rem. scélsi, scegliésti, ecc.; fut. sceglierò, ecc.; condiz. sceglierèi, ecc.; pres. cong. scélga [ant. o pop. scéglia], … scegliamo, scegliate, scélgano; part. pass. scélto). – 1. a. Distinguere e determinare, tra più cose o persone, quella che sia o ci sembri più adatta allo scopo o più conveniente alle circostanze. – 2. Prendere la parte migliore da un insieme di cose o da una quantità di materiale, separandola dalla parte meno buona, o più scadente, o inutile

decìdere v. tr. [lat. decīdĕre, comp. di de- e caedĕre «tagliare», propr. «tagliar via»] (pass. rem. deciṡi, decidésti, ecc.; part. pass. deciṡo). – 1. a. Risolvere, definire pronunciando un giudizio. – 2. non com. Indurre, determinare. – 3. ant. Tagliare, separare.

da Treccani, vocabolario online – www.treccani.it

Quante volte hai saputo la cosa giusta da fare, hai scelto di farla, ma poi non hai deciso di farla e non l’hai fatta? Quante scuse hai trovato a minare la tesi di avere fatto la scelta giusta, ma “viste le condizioni particolari” non hai agito?

Spesso non è vero che non sappiamo cosa scegliere, siamo solo indecisi: la nostra scelta l’abbiamo già fatta, vogliamo solo capire il perchè in modo da prendere la forza per decidere e quindi agire! Si dice che quando il perchè è forte il come lo si trova sempre, in realtà quando siamo indecisi stiamo facendo un’operazione piuttosto furba: stiamo cercando un “perchè” ovvero un motivo per decidere.
Se “Tra il DIRE e il FARE c’è di mezzo il mare”, “Tra la SCELTA e la DECISIONE c’è di mezzo il MOTIVO!” o meglio il motivo all’azione.

Immaginiamo una bilancia a due braccia: da una parte c’è il “non decidere” e dall’altra c’è il “decidere”. I pesi da caricare sono da una parte la paura e dall’altra il motivo all’azione, il piatto che pesa di più vince, in questi termini il tuo motivo è abbastanza pesante?

La Paura non è da sottovalutare, infatti nasconde in sè una natura simile a quella di un preciso bisturi da chirurgo: da una parte è uno strumento decisamente utile nel momento in cui ci fa ragionare e pensare in modo critico, e come il bisturi per il chirurgo, può diventare il nostro strumento di precisione per ponderare,  ma dall’altra parte dobbiamo stare attenti a maneggiarlo con cura, perchè se cominciamo a agitarlo maldestramente potremmo ferirci noi stessi ed è così che la paura, quando è mossa con poco controllo diventa invalidante e rischia di lasciarci per terra agonizzanti e paralizzati.

Non credi ancora che la paura possa essere una risorsa?

Hai presente quei pazzoidi adorabili su national geografic channel, che si buttano nelle gabbie coi leoni o si travestono da coccodrilli per stare a stretto contatto con loro? Bene un giorno ho sentito un intervista a uno di loro e alla domanda: “ma come fai a non avere paura?” lui rispose “io ho sempre paura, il giorno in cui non avrò paura sarà il giorno della mia morte”

Una decisione è un salto nel buio, in un posto che non conosciamo, e in tutta la storia dell’umanità è nel buio che nasondiamo i nostri mostri personali e quindi le nostre più grandi paure. Quando avevo 12 anni, durante un viaggio alle Maldive, ho fatto il primo corso PADI da sub principiante e la cosa interessante è che ho sempre avuto una paura incredibile del momento prima dell’immersione, quando vedevo questa immensa distesa di acqua blu, impenetrabile ai miei occhi; mentre quando ero sotto l’acqua nello shark point, circondato da 50 squali, di cui il più piccolo era lungo due metri non ero affatto impaurito, piuttosto eccitato e goduto del momento incredibile che stavo vivendo e che pochi ragazzini della mia età avrebbero mai vissuto. Quindi ero più terrorizzato all’idea della possibilità del pericolo, e quindi del salto nel buio, di quando ero veramente in mezzo al pericolo, perchè avevo un motivo per essere lì: l’interesse, e questo era talmente più pesante della paura da farmi correre un rischio mortale.

Quindi se la paura fa 90, il Motivo deve fare almeno 91; per pesare più della paura e spingerci a decidere tramite il coraggio, che alla fine non è altro che agire con il cuore (COR-AGGIO).

“Il coraggio è resistenza alla paura e dominio della paura, ma non assenza di paura.”
Mark Twain

Se ti consola, nessuno MAI fa a priori una scelta che ritiene sbagliata, ma a volte capita che si riveli essere sbagliata. La cosa bella è che quello sbaglio potrebbe essere la migliore cosa che ti sia MAI successa, perché potresti capire il tuo errore e non commetterlo più e avere un futuro radioso, perché potresti scoprire che sei molto più coraggioso di quello che credi di essere, perché potresti vedere esattamente ciò che non vuoi e di conseguenza comprendere CIÓ CHE DAVVERO VUOI…

“Un senso di pace segue a ogni decisione, anche a quella sbagliata.”
Rita Mae Brown

Che la tua decisione si riveli Giusta o Sbagliata, CI GUADAGNI COMUNQUE, l’unica cosa che ti garantisce di perderci è la codardia e con essa la PROCRASTINAZIONE!

“La paura può servire, ma mai la codardia.”
Gandhi

Se non decidi, la VITA lo farà per te; e allora tieni sempre pronto il carico da 91 da mettere sul motivo, e tieniti pronto ad agire con il cuore per decidere di portare all’azione una scelta spesso già fatta e troppo a lungo procrastinata.
Il “cuore” prevale sulla mente nei momenti più critici della vita, le nostre emozioni ci guidano nell’affrontare situazioni e compiti troppo difficili e importanti perché possano essere affidati al solo intelletto: si pensi ai momenti di grande pericolo, alle perdite dolorose, alla capacità di perseverare nei propri obiettivi nonostante le frustrazioni, allo stabilirsi del legame di coppia e alla costruzione del nucleo familiare. Ogni emozione ci predispone all’azione in modo caratteristico; ciascuna di esse ci orienta in una direzione già rivelatasi proficua per superare le sfide ricorrenti della vita umana, situazioni eterne che si ripetono all’infinito nella nostra storia evolutiva.

“L’emozione è una strategia evoluzionisticamente vincente per rispondere in modo rapido a situazioni rilevanti per l’organismo”
(Adenzato e Meini, 2006, Psicologia evoluzionistica, Bollati Boringhieri).

Il valore del nostro repertorio emozionale ai fini della sopravvivenza trova conferma nel suo imprimersi nella nostra struttura neurocognitiva come bagaglio comportamentale innato: in altre parole nel fatto che le emozioni finirono per diventare tendenze automatiche del nostro cuore. Quindi una tecnologia di assistenza decisionale che ignorasse del tutto il potere delle emozioni si dimostrerebbe deplorevolmente limitata. Infatti quando è il momento che decisioni e azioni prendano forma, i sentimenti contano almeno quanto il pensiero razionale, se non di più. Ed è quindi proprio da queste che bisogna partire per elaborare un sistema di assistenza decisionale appropriato alla complessità che ci appartiene.

Si tratta in realtà di un percorso di consapevolezza, al fine di organizzare tutte le nostre risorse ed energie e fare ordine in quello che Joyce chiamava il nostro “blowing of minds” o nella traduzione non altrettanto affascinante “flusso di pensieri” in modo da separare ciò che c’è di buono dal superfluo e poter così essere più leggeri per muoversi nella direzione voluta staccandosi da ciò che ti vincolava, proprio come una goccia.

Non a caso ua ricerca di Smart Lab rivela come il 90% dei Top Performer del mondo del lavoro oltre ad avere un buon quoziente intellettivo sia dotato dei migliori punteggi nei test di intelligenza emotiva e che le persone con un alto punteggio di intelligenza emotiva vantano una media di guadagno di 29.000€ annuali in più di coloro che non hanno punteggi di intelligenza emotiva altrettanto alti.

Ma allora ha senso continuare a educare i nostri giovani facendogli ripetere delle lezioni a pappagallo? O forse sarebbe meglio allenarli a conoscere se stessi e con una maggiore consapevolezza aiutarli a trovare il loro ruolo nel gruppo dei loro pari?

Edoardo Procacci
Fondatore e CEO de La Scuola Delle Idee

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